Shantaram

« Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. »
J.D. Salinger, Il giovane Holden

 

Ho finito di leggere “Shantaram” troppo presto.

Non ne è potuto fare a meno.

Completamente persa dentro alla storia, ho guardato negli occhi i personaggi, ne ho spiato l’anima, le gioie, i desideri e tutti i tormenti.

Li ho sognati, hanno popolato le mie notti e accompagnato i miei giorni e i miei pensieri.

Perché è così che leggo.

Evado. Fuggo. Sogno. Fantastico. Farnetico.

E non c’e fame, non c’è sonno, non c’è notte e non c’è giorno, non c’è nient’altro a distrarre.

Le parole sono magiche, creano mondi interi dentro e proiettano immagini vivide di luoghi e di persone, figure in movimento che scorrono nella mente come le sequenze di un film, come gli odori sotto il naso, fumi evanescenti che si insinuano nelle narici come spire di serpenti e arrivano al cervello.

Conosco tutta la gente che ha abitato il racconto, conosco gli anfratti più oscuri di Bombay e dei loro cuori.

Li ho visti.

Il sorriso generoso di Prabaker, gli occhi verdi come il muschio profumato di Karla, le cicatrici di Lin, ferite sul viso e dentro allo stomaco, la bellezza dannata di Abdullah, l’odore di whisky nelle parole e nei sospiri di Didier… potrei ricordarli tutti, uno ad uno.

Amici immaginari che vivono in altre dimensioni, quelle intime che hanno dimora negli spazi nascosti della mente dove si cerca rifugio.

E ora sì, vorrei telefonare a Gregory David Roberts e chiedere cosa ne è stato, che ne sarà.

 

 

TRAMA: Nel 1978, il giovane studente di filosofia e attivista politico Greg Roberts viene condannato a 19 anni di prigione per una serie di rapine a mano armata. È diventato eroinomane dopo la separazione dalla moglie e la morte della loro bambina. Ma gli anni che seguono vedranno Greg scappare da una prigione di massima sicurezza, vagare per anni per l’Australia come ricercato, vivere in nove paesi differenti, attraversarne quaranta, fare rapine, allestire a Bombay un ospedale per indigenti, recitare nei film di Bollywood, stringere relazioni con la mafia indiana, partire per due guerre, in Afghanistan e in Pakistan, tra le fila dei combattenti islamici, tornare in Australia a scontare la sua pena. E raccontare la sua vita in un romanzo epico.

2 commenti

  1. Grande scrittrice!
    Teresa Rosa

    1. Magari! 🙂
      Grazie mille!

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