Taxi Teheran

Amo il cinema iraniano e l’Iran mi affascina da sempre per la sua antica e ricca cultura. La cucina e la letteratura iraniane poi, mi fanno sognare; per non parlare della lingua, una delle più belle e musicali al mondo (un giorno riprenderò a studiarlo il persiano).

Taxi Teheran” è il titolo del film che ho visto ieri sera. Intenso, intriso di un’amarezza a tratti comica, affronta argomenti “scomodi” con delicata leggerezza.

Il regista iraniano Jafar Panahi, condannato a non girare film per vent’anni, rilasciare interviste ed espatriare poiché considerato “anti islamico”, si improvvisa tassista e monta una telecamera sul cruscotto della macchina.

Si alternano passeggeri bizzarri che salgono e scendono dal taxi e che con i loro racconti e le loro chiacchiere dipingono un quadro chiaro e forte dell’Iran di oggi con le sue contraddizioni e la sua umanità.

Fuori dal parabrezza, le strade trafficate di Teheran, le montagne che la incorniciano, la vita che scorre nonostante tutto. 80 minuti di pellicola girata interamente e clandestinamente in auto, che racconta temi importanti quali la pena di morte, la condizione della donna, la censura e la situazione sociale in cui versa il Paese.

Un film ribelle che dimostra come il regime e le sue limitazioni non possono mettere in gabbia i pensieri e le idee di un essere umano.

“Le restrizioni sono spesso fonte d’ispirazione per un autore poiché gli permettono di superare se stesso, ma a volte possono essere talmente soffocanti da distruggere un progetto e annientare l’anima dell’artista. Invece di perdersi di spirito e rassegnarsi, invece di lasciarsi pervadere dalla collera e dalla frustrazione, Jafar Panahi ha scritto una lettera d’amore al mondo del cinema. Il suo film è colmo d’amore per la sua arte, la sua comunità, il suo paese e il suo pubblico”. È con queste parole che il presidente della giuria del Festival di Berlino 2015, ha assegnato l’Orso d’oro al film “Taxi Teheran”, diretto dal regista Jafar Panahi.

“Chiudete tutte librerie, se volete; ma non c’è nessun cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente”.
Virginia Wolf

1 commento

  1. Interessantissimo! Sicuramente da vedere

Lascia un commento