Di Cina, di grilli, piccioni e di amori

Spesso mi chiedono cosa abbia la Cina di diverso dagli altri posti, per dare un senso alla mia passione per questa terra. A volte non ne capiscono la ragione. 

Perché ho studiato il cinese? Perché sono andata a viverci in Cina? Perché ho continuato ad amarla profondamente e continuo a farlo nonostante il Paese sia cambiato brutalmente e inesorabilmente (e ovviamente, in negativo)? 
Ebbene, ci sono tanti motivi. Tanti e diversi come sono i cinesi, con le loro etnie, la miriade di dialetti, di tradizioni, di superstizioni, di specialità gastronomiche, di geografie e potrei fare un lunghissimo elenco.
Ma ci sono delle cose che solo loro sanno fare con tanta poesia e delicatezza.
 
Tiziano Terzani, che come me ha vissuto tanti anni in Asia e che come me l’ha amata profondamente, raccontava:
 
“Tu pensa, un popolo che dedica il suo tempo – Mao avrebbe detto che “spreca” il suo tempo, e in parte non aveva torto- ad allevare i grilli fuori stagione per poter sentire d’inverno, quando fuori nevica, la voce della primavera… Perché il grillo dove sta? Sta al caldo, in una piccola zucca vuota, che è la sua casa, nella tasca interna della tua giacca. Il tappo è d’avorio intarsiato o a volte anche di giada, bellissimo.
Tutti questi erano i divertimenti dei manciu`. Di nuovo, la cosa che mi affascinava era che i cinesi non prendevano la prima zucca dell’orto e la mettevano a seccare. No! Quando la zucca veniva fuori dalla terra la mettevano in uno stampo di argilla nelle cui due metà erano incisi dei simboli, così che la zucca crescendo, premesse nei vuoti  dell’incisione e quando si aprivano le due metà lo stampo avesse impresso sulla zucca i caratteri della lunga vita o della felicità. Ma te lo immagini?
Alcune zucche invece venivano fatte crescere in forme perfettissime su cui poi venivano incisi con ferri infuocati paesaggi o scene di saggi nelle montagne. Tu, questa zucca la tenevi nella giacca e nel freddo della notte, mentre scrivevi una poesia o bevevi il tè nel tuo piccolo si he yuan, la tua casa col cortile, sentivi il cri-criii del grillo che ci stava dentro. (…)
Noi eravamo amici di Wang Shixiang, detto “Mobilia Ming Wang” perché era l’unico ad aver scritto sulla mobilia della dinastia Ming e l’unico ad aver scritto sull’arte di allevare i grilli. Ho imparato tanto da lui: come allevarli, cosa era buono per loro, cosa non era buono. Andavamo a trovarlo nella sua casa fatiscente con un cortile pieno della spazzatura dei suoi inquilini coatti. Lui era un uomo di una cultura straordinaria e gli avevano messo in casa dei caconi del partito che venivano dalla provincia. Se ne fottevano di lui e della sua cultura. Noi siamo stati di nuovo tra i primi  che lo andavano a trovare,  che lo apprezzavano, e lui ci adorava e mi introdusse poi all’altra grande passione che ebbi – e che non durò  tanto perché dopo fui arrestato- i piccioni. Avevamo un piccolo allevamento di piccioni!
Tu immagina una civiltà che è capace di pensare che se a un piccione gli leghi sulla coda un fischio (che come puoi capire, deve essere leggerissimo o il piccione non vola), quello emette un suono nell’aria. Se poi tu fai fischi di vario tipo e ogni fischio è di per sé uno strumento musicale con tanti buchi, con tanti suoni, e se tu hai tanti piccioni con tanti fischi tutti diversi, e lasci questi piccioni liberi per l’aria, senti allora la musica dei pianeti – wuuu! 
Ma che grande civiltà!” (tratto da “La fine e` il mio inizio“, di Tiziano Terzani, ed. Longanesi 2006)
 
Come si fa a non amare un popolo che è capace di tanta bellezza? 
Ecco perché io adoro la Cina.
Perché accanto a quella parte ignobile, corrotta, che sta cancellando la sua storia in nome del progresso e dei soldi, senza nessuna morale, senza nessuna etica e identità alcuna, sopravvive una Cina vecchia, la Cina che ho studiato, che è nei miei libri e nel cuore di chi è ancora cinese. 
Una Cina che è stata una grandissima civiltà, con la sua storia e cultura millenaria e che ha prodotto una delle lingue più belle e più poetiche del mondo. 

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