Il Paese delle Donne. Intervista a Francesca Rosati Freeman

Per chi ha letto il mio articolo “Il Paese delle Donne. Alla scoperta dei Mosuo, una delle ultime etnie matriarcali, che vive tra lo Yunnan e il Sichuan”, apparso sul numero di ottobre della rivista Cina in Italia e per tutti quelli che non hanno avuto modo di farlo, riporto integralmente l’interessantissima e illuminante intervista che ho fatto a Francesca Rosati Freeman, scrittrice, documentarista, insegnante e mia cara amica, che mi ha aperto cuore e occhi su un mondo migliore. 

 

Francesca, come nasce il tuo interesse per i Mosuo (Moso/Na) e in che modo sei venuta a conoscenza di questa cultura? 

È nel 2004 che ho scoperto l’esistenza dell’etnia Moso/Mosuo. Girovagando per i corridoi dell’aeroporto di Roma, in attesa del volo che mi riportasse a casa, ho trovato in un chiosco di giornali, sotto una pila di libri disposti in modo disordinato, un libro il cui titolo attirò subito la mia attenzione : “Il paese delle Donne”, di Erche Namu e Christine Matthieu, una donna di etnia Moso e un’antropologa francese. La lettura del libro mi affascinò talmente tanto, che dopo un anno di preparazione, di raccolta informazioni e documentazioni, all’epoca peraltro scarse, partii per visitare questa etnia che vive a cavallo fra due province, Yunnan e Sichuan, nel Sud-Ovest della Cina, ai confini con il Tibet sulle pendici dell’Himalaya a 2700 m di altitudine. Il primo viaggio alla scoperta di questa società risale al 2005, poi ne sono seguiti tanti altri. Ho sempre soggiornato presso le famiglie locali e svolto assieme ad esse le attività quotidiane, ciò che mi ha permesso di osservare e di capire in profondità la loro cultura e organizzazione familiare e sociale. Ho dovuto liberarmi di certi parametri occidentali e dell’eurocentrismo tipico del mondo occidentale per capire meglio che concetti come la famiglia, il matrimonio, la consanguineità, la maternità, la paternità, considerati universali nelle società patriarcali, presso l’etnia Moso invece assumono significati così diversi e tali da poter capovolgere completamente il nostro sistema di valori.

 

Francesca Rosati Freeman con le donne Moso

Ciò che mi ha motivato in questa impresa è stato sicuramente un interesse sociologico e antropologico, poiché anche in campo lavorativo mi sono sempre interessata alle minoranze etniche, alle loro diversità culturali, ai loro costumi e tradizioni. In questo caso specifico ero curiosa di vedere come vivono uomini e donne in una famiglia matrilineare, cioè in una famiglia a discendenza materna dove tutti fanno parte della stessa famiglia e abitano insieme. 

L’antropologia classica chiama matrilineare questo tipo di società, ma questo aggettivo assieme ad altri come matrilocale, matrifocale, matricentrica, matristica, presi singolarmente diventerebbero troppo riduttivi per definire una società complessa come quella dei Moso.

Per questa ragione è plausibile chiamare questa società “matriarcale” dove per matriarcale non bisogna intendere una società sotto il dominio delle donne. Le donne Moso non esercitano nessuna oppressione, discriminazione né violenza nei confronti del sesso opposto e, mentre l’opinione corrente è quella che il matriarcato sia l’equivalente femminile del patriarcato, questa opinione è erronea e secondo la filosofa e storica tedesca Heide Goettner-Abendroth, studiosa di società matriarcali da più di 30 anni, bisognerebbe pensare alla parola arké non come dominio, ma come origine associando la parola mater a colei che genera la vita e non a colei che la domina. (Le Società Matriarcali. Ed. Venexia, 2013). Intendere il matriarcato come dominio delle madri è quindi errato e darebbe ingiustamente una connotazione negativa a un tipo di società pacifica come quella dei Moso, diminuendone il valore. Si sa come il dominio generi la guerra e non la pace.

A parte questo interesse per le minoranze etniche ero curiosa di vedere come si vive in una società di pace, egualitaria e senza violenza descritta nel libro che avevo appena finito di leggere. La condizione delle donne è sempre stata al centro delle mie attività e il sapere dell’esistenza, in un luogo così sperduto, di una società ugualitaria senza oppressione, né discriminazione o repressione di un sesso sull’altro e dove contrariamente a tutte le altre società le donne sono valorizzate con le madri a guida della famiglia, mi ha spinto ad andare a visitare e a conoscere più da vicino questa etnia.

Poi un’altra mia curiosità è stata quella di scoprire in che maniera si vive fuori dai condizionamenti del mat