Shanghai, 23 novembre 2008

Non e`un post recente, ma risale agli anni in cui vivevo a Shanghai.
Ho ritrovato queste pagine in un vecchio quaderno colorato che odora ancora dell’ incenso che usavo in quel periodo. Anche in queste righe parlo della mia esperienza con la medicina cinese tradizionale, che ormai e`diventata quasi come un appuntamento dall’indovino.
Comincia cosi`:
Ho avuto più volte modo di sperimentare la medicina cinese tradizionale con sedute di agopuntura 针灸 zhēnjiǔ e coppettazione 拔火罐 báhuǒguàn, ma una visita tanto accurata e precisa come quella di oggi non l’avevo mai fatta.
Seguendo le indicazioni scritte da una mia studentessa su un pezzo di carta ingiallito e sciupato, arrrivo (insieme a Igor) in un vicolo cieco chiuso da un cancelletto in ferro. La strada e` tutta bagnata e fangosa. Mi immetto nella stradina sino ad arrivare alla porta di un albergo. Una categoria bassa, ma abbastanza decente per gli standard cinesi. 2° piano. Stanza 1203.
Un medico che riceve in una stanza d’albergo e`un’assoluta novita`per me.
Aspetto qualche secondo fuori dalla porta per ascoltare i rumori che provengono dalla camera: una tv accesa e una musica. Busso ed ecco che un omino paffuto apre la porta e ci fa accomodare nel suo bizzarro “ambulatorio”.
Io mi siedo accanto a lui, davanti a una piccola scrivania in legno e Igor si accomoda sul letto.
Senza dirgli niente, mi chiede di mostrargli i palmi delle mani, che scruta attentamente.
Scrive qualcosa su un foglio, fa dei conti matematici tra lo stupore mio e di Igor che ci chiediamo se sia un chiromante o un medico.
Guarda su, guarda giù, guarda le linee tra le dita e annuisce, come se leggesse in esse la storia della mia vita. Muoio dalla curiosità di sapere cosa vede. Dopo l’osservazione minuziosa di ogni segno, mi guarda e mi dice serio che non ho grossi problemi. Reni un po’ deboli, pressione bassa che mi causa giramenti di testa in estate, una grande memoria e vede addirittura sulle mie mani che a 2 anni sono stata molto male. Ma come fa a saperlo? Glielo chiedo e mi risponde che ai lati delle dita c’e`una zona che e`il registro della nostra vita. Mi chiedo se ha letto anche il mio futuro, ma questo non voglio saperlo. O forse si`.
Dopo avermi praticamente picchiato per mettere a posto un nervo della spalla che mi irrigidiva la parte sinistra e dopo aver scritto una lunga lista di erbe, ho salutato quel tenero magodottore e sono andata in farmacia.
Di fronte al Tempio di JingAn: una delle più antiche farmacie di Shanghai. 3° piano.
Omini e donnine in camice bianco pesano su bilance antiquate erbe e radici essiccate, che prendono da armadi a muro di legno. Miliardi di cassetti piccoli piccoli da cui esce un odore delizioso di terra, di fiori, di spezie e di foglie. Riconosco il profumo di ginseng, di zenzero, di liquirizia e poi vari tipi di erbe, magari di qualche montagna himalayana sperduta e irraggiungibile.
Come tanti folletti, streghe e stregoni, scelgono, selezionano, pesano e cucinano in enormi pentoloni le pozioni dall’odore a volte ripugnante. Una scena che ho cercato di imprimere nella mia mente per non dimenticare.

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