Giappone, impressioni di un viaggio

Avendo studiato il cinese ed essendo il Giappone quasi considerato “il nemico” da noi sinologi per motivi storici e culturali, non mi aveva mai affascinato più di tanto. In effetti, influenzata da questo retaggio e dai pregiudizi, non avevo mai pensato di andarci.
Ora pero, vivendo a Taiwan, punto strategico geograficamente parlando, la voglia di visitare tutta l’Asia è diventata quasi patologica e nella mia lista dei desideri avevo aggiunto anche il Giappone. Ma sì – ho pensato un bel giorno guardando la carta geografica – bisogna andare a spiare, vedere com’è.
Che poi i taiwanesi, nonostante i 50 anni di dominio, lo venerano e lo copiano. Per i cinesi è tutt’altra storia, ma non sto qui a parlare di questo adesso.
Ebbene sì, devo ammettere che il Giappone mi ha positivamente colpito e confesso che mi è piaciuto molto.
Tutto è al proprio posto, ordinato, pulito, persino intonato al resto che lo circonda e questa visione così netta e lineare delle cose l’ho trovata molto rilassante per gli occhi e per la mente (cosa che non succede in Cina, dove spesso l’approssimazione, il kitch e il caos, che regna sovrano in ogni sua forma, creano un’enorme e fastidiosa confusione anche psicologica).
La cura del dettaglio, poi, è estrema, tanto da dare un senso di finzione a volte. La foto sotto, per esempio, è la vetrina di una pasticceria e quegli oggetti che sembrano giocattoli di gomma colorata sono invece pasticcini buonissimi.

“La cucina giapponese non è qualcosa che si mangia, ma qualcosa che si guarda”. – Jun’ichirō Tanizaki

Sono rimasta molto colpita anche dall’eleganza della gente e degli anziani in particolare. Le donne sono molto femminili e vestono in maniera raffinata. Ogni capo che indossano, ogni accessorio è di qualità e tutti i colori sono abbinati armoniosamente, niente stona.
È incredibile vedere quanta bellezza estetica ci sia in ogni cosa. I templi di legno, le case minuscole, gli oggetti, gli abiti, le stoffe, il cibo, le piante, tutto è dove deve essere ed è piccolo.
La bellezza trova la sua dimensione nei piccolissimi dettagli e nella semplicità.
Non so se ci vivrei in un posto così, forse più adatto agli occhi che all’anima.
Spesso ho avuto l’impressione di trovarmi in un cartone animato, reduce degli anni ’80-’90 dove Licia e Marrabbio e tanti altri personaggi giapponesi scandivano le mie giornate con le loro storie disegnate.

“Una delle esperienze più incantevoli del mondo: vagare per il Giappone di tempio in valle, di villa in bosco, di fiume in monte, di lago in costa marina, con alcuni cari amici, senza un piano prestabilito”. – Fosco Maraini

Nessuno parla inglese o forse, pur conoscendo la lingua, fingono di non saperla per paura di sbagliare, quindi è stato difficilissimo districarsi nei meandri della complicatissima metropolitana.
Se chiedi un’informazione per strada, raramente sanno risponderti, ma ti ringraziano e si inchinano anche se non hanno spiaccicato una parola. Non ti chiedono “scusa”, ma ti dicono “grazie”, ovviamente in giapponese.
Abbiamo visto molte persone, soprattutto giovani, indossare i vestiti tradizionali e girare per le vie di Kyoto felici di farsi scattare foto dai turisti, così che sembra sempre Carnevale!

Ci si può imbattere anche in finte geishe, col viso bianco di cerone e le labbra rosse a cuoricino, che posano per servizi fotografici o semplicemente vanno in giro indisturbate, ma ci hanno spiegato che le vere geishe escono solo di notte e non si fanno fotografare. Noi siamo riusciti a beccarle una sera passeggiando tra le viuzze della città e abbiamo scattato una foto furtivamente.

“Meravigliose geishe! Il volto diventa una maschera vivente. La bocca è una finestra da cui lo sguardo si affaccia al nulla. Non sai più se vivi, o se anche tu fai parte di un mondo di oggetti inanimati che hanno acquistato anima e parola”. – Fosco Maraini

Bellissime ed eleganti, con passo svelto per non farsi vedere, sgattaiolavano in un locale per intrattenere i clienti con canti e danze tradizionali.
La vera geisha non è una prostituta, come tanti credono, ma un’esperta nelle arti dell’intrattenimento, quali danza, canto, musica, cerimonia del tè e abile nell’arte di conversare. Diventa una professionista solo dopo anni e anni di studio con una maestra e dopo un grande investimento economico sia per l’apprendimento che per l’acquisto degli abiti tradizionali fatti di stoffe pregiate e costosissimi. Non è possibile fotografarle o toccarle e non si esibiscono per un vasto pubblico, ma per pochi intenditori.
A Kyoto abbiamo dormito nei cosiddetti ryokan, alberghi tradizionali giapponesi costituiti da camere con pavimenti di tatami, dove i letti, chiamati futon, sono costituiti da materassi sottili e morbidi arrotolati durante il giorno, che vengono srotolati la sera, finestre scorrevoli di legno e carta di riso e bagno esterno. Le camere sono piccole e vuote, prive di qualsiasi abbellimento, ma fornite solo dell’essenziale.

“Dicono che chi non comprende lo spazio non comprende il Giappone: lo si può verificare ogni volta che si visita una dimora giapponese tradizionale. I giapponesi non cercano mai di dilatare volutamente lo spazio, in quanto preferiscono gli interni compatti e dall’atmosfera intima e discreta. Per loro il fascino e l’intimità di un luogo dipendono soprattutto dalle sue dimensioni ridotte”. (Tratto da “Vivere in piccolo – la gioia di abitare in un pugno di metri quadri” di Dominique Loreau)

Dopo questo viaggio devo ammettere che il Giappone, pur avendo assimilato molte cose della cultura cinese – essendo quest’ultima più antica- , ha saputo conservarle e proteggerle con orgoglio, oltre che rielaborarle in maniera molto intelligente, al contrario della mia vecchia Cina, che ha distrutto e continua a farlo in nome di meschine divinità quali il dio denaro. Ritornerò.

Dicono che il Giappone è nato da una spada. Dicono che gli antichi dei hanno immerso una lama di corallo nell’oceano e che, al momento di estrarla, quattro gocce perfette siano cadute nel mare e che quelle gocce sono diventate le isole del Giappone. Io dico, che il Giappone è stato creato da una manciata di uomini coraggiosi, guerrieri disposti a dare la vita per quella che sembra ormai una parola dimenticata: onore.
(dal film L’ultimo Samurai)

1 commento

  1. Meravigliosa creatura femminile che sei ,si come il Giappone ,!!!e qui che sicuro andro’ accasarmi per sempre …….e un richiamo fin dall eta ‘ di adolescente che ho avuto ,di curiosita’ e desiderio di vita ,si credo proprio che andro’ li ??!!!

    Teresa se mai leggi la mia corrispondenza ( ti chiederei se mi dai informazioni del genere sociale e lavorativo ,ma piu’ che altro zone collinari ,cerco compagna per la vita, solo io lei ,avrei bisogno di supporti di conoscenze se mai potessi ++? se vuoi arricchirmi di informazioni e consigli senza crearti urti di nessun genere ,grazie ,.
    Fabio

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