Ricordi nel vento

Non ricordo più il suo nome, ma ricordo benissimo quella mattina di undici anni fa in un remoto villaggio del Tibet. 
Lei era una nomade tibetana, aveva poco più di vent’anni e cavalcava un cavallo bianco con una naturalezza incredibile, come se quell’animale fosse un prolungamento del suo corpo.
Correva come una dannata insieme a due amici con i loro rispettivi cavalli.
Era bellissima. 
Si fermò incuriosita da me e dai miei capelli e occhi da straniera.
Parlava il cinese e chiacchierammo per un po’.
Le scattai questa foto.
Le dissi che mi piacevano i suoi orecchini d’argento, il colore del foulard che aveva sulla testa, abbagliante come i suoi occhi.
Rise e mi prese la mano.
Volle sapere il mio nome, che ripete`come un mantra.
Poi io salì in macchina, dovevo andare.
La salutai e lei mi sorrise.
Ricordo che a un certo punto mi girai e dal finestrino la vidi con i suoi amici rincorrere la jeep al galoppo, gridando il mio nome.
Ogni tanto mi piace immaginarla in quella steppa senza fine in sella al suo cavallo bianco, libera come il vento.

Lascia un commento