Di due occhi e di tante storie

L’India non ti investe solo con i suoi colori, i suoi odori e i suoi suoni, ma ti regala anche visi, sguardi, umanità variegate che raccontano mille mondi.
Ogni volto ti parla di qualcosa, ti racconta una storia affascinante e a volte basta sedersi in un angolo e guardare la vita che brulica, che scorre, per sentirsi dentro a un film o a un romanzo.
Ho passato molto tempo a osservare, incantata da movenze di corpi nella quotidianità di un mercato, di una piazza, di una via, di una finestra aperta da cui trapela la vita e ogni volta mi sono persa nelle storie della gente, le ho seguite nell’intimità della loro casa e della loro esistenza, immaginando trame e intrecci dagli epiloghi sfumati; cosicché questi personaggi della vita vera, su cui mi piace ricamarci sopra e spennellarli di fantasia, diventano amici inconsapevoli che arricchiscono la mia vita. Gratitudine.
Empatia.
E poi succede che diventi difficile lasciarli, perciò li porto via con me intrappolandoli nella rete delle parole e immortalandoli nei miei occhi e in quello di vetro della macchina fotografica. Per non perderli, perché il tempo non sbiadisca i ricordi.
Ho incontrato l’uomo della foto in un mercato di Jaisalmer, una città fantastica nel deserto del Thar, così gialla e splendente che sembra che il sole abbia riservato solo a lei tutti i suoi raggi dorati.
Era arrivato in città dal deserto insieme alla sua donna e alle sue figlie, probabilmente zingari del Rajasthan, bellissimi nei loro abiti tradizionali. Spiriti liberi.
Nello sguardo il fuoco, nel sorriso la bellezza del mondo.
Quella faccia, quella pelle come mandorla tostata, l’intensità di quegli occhi capaci di scavare dentro all’anima, raccontano più storie di mille libri. Basta saper guardare.

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