Di India e di sapori

ll viaggio è la scoperta di un luogo e di una cultura anche attraverso i suoi odori e i suoi sapori. Così comprare essenze profumate e assaggiare specialità tipiche è una delle primissime cose che faccio quando arrivo in terra straniera, per appropriarmi in qualche modo dell’essenza del posto, quella più vera, primordiale. Perché ho bisogno di sentire dove sono, prima attraverso il naso e poi attraverso la bocca. A Varanasi ho alloggiato in una splendida residenza storica. Non un albergo anonimo, uguale in qualsiasi altra parte del mondo, ma un posto unico, inimitabile, dove respiri le storie di chi ci è stato, dove i muri raccontano di vite passate, dove i colori sgargianti dell’India ti investono insieme ai raggi di sole, dove scimmie ruffiane affacciate alla finestra elemosinano un biscotto per colazione, dove i profumi delle spezie si infiltrano nella camera attraverso il buco della serratura e le crepe di vecchie porte e, snodandosi come eleganti serpenti di vapore, si insinuano dritti nel naso. Ogni mattina questi odori erano la sveglia che mi destava da sonni profondi fatti di sogni orientali, insieme al suono rassicurante di braccialetti d’argento tintinnanti al movimento di braccia indaffarate a impastare, mescolare, cucinare, dando vita a sapori che per me sono casa. Così uscivo dalla camera, ma solo dopo aver messo il kajal, che rende gli occhi più profondi, e il mio profumo, un olio all’ambra dall’odore intenso acquistato a Jaisalmer, la città dorata nel deserto del Thar che sa di tappeti volanti e di Le mille e una notte. Fuori dalla stanza uno spazio vuoto con al centro un’altalena, dove dondolavo in attesa della colazione, mentre la dolce Mangala si occupava della cucina. 

Mangala in cucina prepara i suoi piatti “magici”, mentre io godo della loro bontà
Con Kamla, che si diverte a farmi volare

Ogni mattina era una festa di colori: quelli delle pareti illuminate dal sole, quelli dei sari dalle sfumature sgargianti e dei piatti gustosi. Mangala preparava un piatto tipico della colazione del sud dell’India e dello Sri Lanka, che si chiama “upma” e che ha estasiato le mie papille gustative al primo assaggio. L’ho adorato e ne ho gustato ogni boccone fino all’ultimo granello, per questo voglio condividere con voi questa delizia.

Ecco qui la ricetta, ricevuta questa mattina da Mangala.
Leggendola, ho sentito la sua risata cristallina e l’odore di questa specialità che ha il sapore dell’ India e del suo calore.
 
UPMA
 
Ingredienti:
 
– 200 g di semolino
– 1 pomodoro tagliato a dadini
– 1/2 cucchiaino di semi di senape
– 5 foglie di curry
– 1/2 cucchiaino di zenzero tritato
– 100 gm di ghee (burro chiarificato)
– 1 cipolla tritata
– 1 cucchiaino di sale fino
– 1/2 cucchiaino di semi di cumino
– 1 peperoncino verde tritato
– 1/2 cucchiaino di chana dal (lenticchie gialle)
 
Preparazione:
 
Mettere 3/4 del ghee in una padella e riscaldare un po’. Quando il ghee è semi caldo aggiungere senape, semi di cumino, peperoncino verde, zenzero e chana dal.
 
Dopo qualche minuto aggiungere le foglie di curry e mescolare. Aggiungere la cipolla e il pomodoro e mescolare bene.
 
Aggiungere sale a piacere e 250 ml di acqua. Coprire e lasciar cuocere.
 
Tostare il simolino per due minuti.
 
Quando le verdure sono cotte, aggiungere il simolino tostato. Non versare il semolino tutto in una volta, ma aggiungere piccole quantità e mescolare il contenuto cuocendo a fiamma bassa. Servire caldo.
 
Buon appetito!
 
(Questa è la ricetta personale di Mangala, ma ci sono diverse varianti).
 
Foto presa da internet

Foto di @Igor Lukic

La bellissima residenza dove ho alloggiato si chiama Ram Bhawan Residence e ve la consiglio di cuore. Cliccate sul link per tutte le informazioni.

2 commenti

  1. Varanasi è un viaggio nel tempo. E’ un’esperienza lunga più di seimila anni di storia e, facendola, non puoi rimanerne segnato profondamente. Passeggiando a sensi e cuore aperti nei suoi stretti vicoli che via via assumono la configurazione di un lungo e articolato tubo digerente – la pancia di Varanasi! – non puoi che uscirne trasformato. Spiritualmente rigenerato. Nell’illusione di fuori da sé, dall’immensa finestra dei propri occhi, mentre il sole è ormai tramontato, ti sembra che il corpo che ora sta bruciando nella pira magistralmente costruita sul “ghat”, lambito dal Dio Gange, sia il tuo stesso corpo, mentre a poche centinaia di metri i colori degli abiti dei monaci induisti, giovani ed affascinanti; l’intenso profumo d’incenso e il manifestarsi degli elementi durante il rito della “Puja”; i canti e l’entusiasmo popolare sono una manifestazione della gioia dell’essere ancora qui, a ballare la danza di Shiva. Nell’insieme, il quadro che ti si apre dinanzi è così dominato da un “soggetto dinamico” nel continuo alternarsi tra vita e morte, tra esaurimento e rigenerazione, tra luce ed oscurità, tra il dischiudersi di un fiore che emana un intenso ed irresistibile profumo e una pungente putrescenza. Perché dell’Universo, tutte le forze ci appartengono 🙂

    1. Esattamente così. Grazie per questo messaggio

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