Scorci di vita

Amo molto questa foto per i suoi colori e per la sua perfetta armonia, ma anche per le sensazioni che evoca in me questo dolce ricordo. 
Camminando tra le viuzze di una Jodhpur di commovente bellezza al calar della sera, con gli occhi della curiosità e dello stupore, sono stata attirata da un’immagine calda e confortevole. 
Una donna era intenta a preparare la cena, destreggiandosi con sicurezza e disinvoltura tra gli oggetti di casa con l’eleganza e la leggerezza di un gatto. 
Il dentro e il fuori erano un tutt’uno. 
Si aggirava in quello spazio forse troppo angusto e di cui ne conosceva a memoria tutti i meandri, tra il fluttuare delle sete del sari colorato e il tintinnare delle cavigliere d’argento, il cui suono, ad ogni passo, scandiva il tempo dei suoi movimenti decisi. 
Alla radio una voce femminile gorgheggiava vecchie melodie indiane e l’odore delle spezie sfrigolanti si mescolava a quello dell’incenso. 
Io la osservavo seduta su un muretto e ne ero quasi ipnotizzata. 
Ho scattato mille foto per portare via con me questo momento e per dargli eternità, perché ho il terrore di dimenticare. 
E mentre io racconto questa storia, probabilmente lei e` li`nella sua casetta azzurra a preparare l’ennesima cena con la stessa successione di gesti rituali e la stessa musica a farle compagnia. 
Chissa`cosa avra`cucinato questa sera…

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare”.
(da “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani)

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